Campionati mondiali di Orienteering a Trento. Sono oltre tremila gli atleti arrivati da 54 Paesi. Sette giorni di gare fra gli altipiani di Asiago, Lavarone e Levico Terme

lug 28th, 2014 | By | Category: Eventi, Primo piano
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ORIENTEERING, OVVERO SPORT FRA BOSCHI E MONTAGNE
27/07/2014

VIDEO: WUTrentino2013 – Universiade a Impatto zero

 

Sono oltre tremila gli atleti

arrivati da 54 Paesi per i

Campionati mondiali di

Orienteering, per la prima volta

ospitati in Italia.

Uno sport che usa l’ambiente montano per gare che allenano resistenza fisica e capacità mentali.
L’amore per la Natura si riscopre di corsa con bussole e cartine.

E permette di ritrovare la sintonia tra uomo e Creato.

I primi momenti della gara a Trento (Le foto sono Newspower).
1.Seppi_Andrea 2.Partenza 2.Tenani_Arrivo 3.gruppo 4.Alexandersson
L’amore per le bellezze naturali che il nostro territorio sa offrirci e che spesso non teniamo nel giusto conto si riscopre anche così: prendendo in mano una bussola e una cartina topografica addentrandosi in un bosco, con l’obiettivo di completare di corsa un percorso predefinito, con tanto di tappe intermedie.
E lo sport, in questo modo, diventa non solo un modo salubre per riempire di senso il proprio tempo libero, ma anche uno strumento per ritrovare il delicato ma essenziale legame tra uomo e Creato.

Il messaggio si coglie chiaramente dalle testimonianze degli atleti arrivati da tutto il mondo in Italia per i Campionati Mondiali di Orienteering.
Sette giorni di gare fra gli altipiani di Asiago, Lavarone e Levico Terme, che hanno coinvolto oltre 3mila tra concorrenti e tecnici, e che si sono conclusi pochi giorni fa.

«È entusiasmante visitare posti nuovi nel mondo con i miei compagni della mia squadra», racconta Lisa Strand, venticinquenne svedese impegnata in una delle gare in programma. Sorriso disarmante e occhi azzurri d’ordinanza, che si illuminano quando spiega il perché della sua passione per gli sport d’orientamento.
«Queste discipline ci permettono di scoprire luoghi che i turisti normali non potrebbero raggiungere. Correre fra le rocce è molto impegnativo, specialmente fra le Alpi dove devi correre su e giù tra montagne e vallate, mentre consulti una cartina».

Correre non basta
Sport relativamente sconosciuto nel nostro Paese, l’orienteering può contare su oltre 3 milioni di appassionati in giro per il mondo.
Dal Nord Europa all’Estremo Oriente fino a Stati Uniti e Canada. Semplice nelle sue regole e al tempo stesso educativo.

«Chi partecipa ad una prova di Orientamento», spiega Mauro Gazzerro, presidente federale Fiso (Federazione Italiana Sport d’Orientamento), «utilizza una carta topografica realizzata appositamente per queste gare, con segni convenzionali unificati in tutto il mondo. Si gareggia individualmente o in squadra, transitando dai diversi punti intermedi posti sull’area di gara. Vince chi impiega il tempo minore. Ma la velocità pura non basta per vincere. Oltre a correre più veloce, bisogna saper fare meno strada, facendo le scelte di percorso migliori».
Nessun particolare riconoscimento economico per i vincitori. La realtà degli sport minori poggia infatti su passione, dedizione e voglia di sfidare i propri limiti.
Valori lontani anni luce dalle discipline più mediaticamente enfatizzate ma essenziali per non perdere di vista il significato più sano che l’attività sportiva sa offrire.
Le gare nei boschi certificati
E per sottolineare ancor di più l’importanza del contesto naturale per chi sceglie gli sport d’Orientamento, tutte le gare dei Campionati di Orienteering di quest’anno (i primi nella storia ad essere ospitati in Italia) sono state realizzate all’interno dei boschi trentini e veneti certificati PEFC, il sistema più utilizzato al mondo per certificare le foreste gestite in modo sostenibile.

Una scelta frutto dell’accordo tra il PEFC Italia e la FISO. «Questo sport è in assoluto uno dei più eco-friendly», spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia.

«Grazie ai Campionati mondiali possiamo far capire al pubblico degli appassionati quanto sia importante saper gestire in modo responsabile il nostro patrimonio boschivo. Non solo per l’ambiente ma per l’economia dei nostri territori. Un bosco gestito secondo i criteri PEFC aumenta il valore del legno prodotto, garantisce i diritti dei lavoratori e delle comunità locali, permette di mantenerlo sano per le future generazioni. In base all’accordo è stato utilizzato solo legno certificato per le infrastrutture utili alle gare ed è stata adottata una politica di “acquisti verdi” di prodotti sostenibili e certificati, a partire dalla carta usata per i materiali di comunicazione».

Emanuele Isonio

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