TAMAGNINI VITTORIO

ago 21st, 2013 | By | Category: Personaggi Sportivi
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1361 Un grande personaggio sportivo, emblema insieme a Saraudi della antica “noble art”: la grande boxe!

Indimenticato ed indimenticabile sportivo civitavecchiese a cui rendere grazie ed omaggio come si conviene ad un grande uomo.

Vittorio Tamagnini
Cento anni fa, a Civitavecchia, nasceva un campione di  grande carisma sportivo ed umano: Vittorio Tamagnini
Il 10 Febbraio del 1910 nasceva a Civitavecchia uno  dei pochi pugili  che hanno lasciato una traccia veramente indelebile nella storia pugilistica italiana: Vittorio Tamagnini. 

Di lui si è scritto che aveva una tecnica, una intelligenza ed una grinta fuori dal comune e che ad Amsterdam durante i Giochi Olimpici del 1928 fu uno degli atleti più ammirati.

Il selezionatore azzurro Carlo Czerni  in una intervista rilasciata alla Gazzetta al ritorno in Patria dopo la conquista della medaglia d’oro nei pesi gallo (dove battè in sucessione Ortiz-Garland-Traynor- ed in finale l’anericano Daley) dichiarò. “Nella sua categoria Tamagnini, è stato il più rapido ed il più preciso. Credo che in questo momento sia imbattibile“.  

A cento anni dalla sua nascita ci piace ricordarlo con un episodio che  rivela anche le sue profonde qualità umane.

Gli echi della guerra erano ancora nelle orecchie di tutti in quella estate del 1945.

Civitavecchia era una città in ginocchio come molte altre nello stivale.

La chiesa di Santa Maria ed il campanile romanico erano gravemente danneggiate, la facciata settecentesca di Jean Baptiste Lanat  si reggeva in piedi per miracolo, l’Arsenale del Bernini era ridotto ad un luogo per fantasmi, nel  centro nella zona del porto le  bombe avevano devastato distrutto.

Tutto bisognava ricostruire, ma non lo spirito, e  fu con questo che  Luigi Piccinato progettò un coraggioso piano di ricostruzione che rianimò la città  e che si spense, purtroppo, molti anni dopo. Cosa ha  a che fare questo con il pugilato?

Anche un pugile, uno dei talenti di grande rilievo della boxe nazionale partecipò in quel periodo all’entusiasmo di ricostruire, di fare.

Vittorio Tamagnini nel Settembre del 1945 si era ritirato, pur  giovanissimo, dal ring ormai da cinque anni.

La sua storia, che raccontiamo sotto, lo  confermerà ma pochi sanno che volle nella sua città in ricostruzione lasciare la testimonianza di se delle sue imprese con un ultimo  incontro.

A Civitavecchia quel match pur contro un perditore di professione come Cosmi entusiasmò tutti gli sportivi e fu un omaggio di Vittorio alla sua città che si rialzava dopo un ko e che venne in termini di migliaia di persone ad applaudirlo.

Vittorio Tamagnini compare nelle nostre pubblicazioni ( Annuario del Pugilato) tra i pesi leggeri  per aver conquistato il titolo europeo dopo l’abbandono di questo da parte di Enrico Venturi.

Il civitavecchiese non è mai stato campione italiano nelle categorie inferiori pur avendo militato a lungo, ad esempio come peso piuma dopo ed essere stato un eccelso dilettante.

Dopo aver conquistato il campionato italiano pesi gallo a Milano nel 1928 fece parte della gloriosa pattuglia azzurra che ad Amsterdam conquistava con Orlandi, Toscani e Tamagnini, il prestigioso alloro Olimpico.

A diciannove anni passava al professionismo esordendo da peso gallo sulla piazza di Bologna  e perdendoil primo match solo due anni dopo.

Forte di una tecnica raffinata ed un ardore combattivo fuori dal normale.

Come peso piuma disputava 45 combattimenti battuto solamente da José Girones e Maurice Holtzer per il titolo europeo e dal campione del mondo Young Perez a Tunisi.

Al suo attivo figurano importanti vittorie su Domenico Bernasconi, Luigi Quadrini, sullo stesso Young Perez e fu l’unico in Europa a superare il prestigioso funanbolo cubano Joe Brown a Milano.

Tra un viaggio e l’altro all’estero conquistava per due volte la corona italiana dei piuma, su Luigi Quadrini, la prima volta, e su Otello Abbruciati la seconda.

Dopo la difesa con Vincenzo Dell’Orto passava di categoria e si trovava subito co-sfidante con il belga Raymond Renard al vacante titolo europeo.

Il combattimento aveva luogo al mitico Teatro Jovinelli davanti ad una folla che aveva esaurito ogni ordine di posti. Molta gente era rimasta fuori,segno che i romani credevano nell’impresa. Tamagnini ,in forma perfetta, dava una grande dimostrazione di valore e scienza pugilistica alla quale il campione belga non seppe opporre che grande coraggio. Ferito e non più in grado di difendersi Renard abbandonava la contesa.

Ancora una volta l’alloro europeo rimaneva in Italia rimarcando la superiorità del nostro pugilato nella categoria.

Solamente due mesi dopo Tamagnini  affrontava al Vel. D’Hiver il pericoloso Gustave Humery al quale rendeva due chilogrammi di differenza.

La “Tigre di Valencienne” idolo dei parigini , famoso per il suo destro distruttivo, poggiava le speranze di vittoria su una tattica aggressiva che scompaginasse la linearità tecnica dell’italiano. Viceversa, sconvolgendo ogni aspettativa fu il nostro ad aggredire l’avversario il quale, alla sesta ripresa capiva di non poter resistere sotto i precisi colpi doppiati del campione in carica ed abbandonava la contesa.

Pochi giorni di riposo ed ecco Vittorio respingere, dominando, Rudolf Kretzshmar allo Sportpalast di Berlino davanti ad ottomila presenti dando dimostrazione come sempre di grande classe. Tornava quindi a Parigi per incontrare Maurice Arnoult.

Questi per dieci riprese subiva un’autentica lezione di boxe. Colpi doppiati e scariche velocissime sconcertavano il francese letteralmente in balìa dell’italiano il quale troppo fiducioso si faceva sorprendere da un fortunato uppercut che toglieva ogni forza al civitavecchiese il quale, investito da potenti scariche si accasciava al tappeto. Si rialzava Tamagnini ma l’arbitro svizzero Nicol giustamente fermava il combattimento.

Questa dura sconfitta toglieva sicurezza al pugile di Civitavecchia e le sconfitte cominciarono  a fioccare. Battuto da Aldo Spoldi ritentava in seguito la conquista del titolo italiano dei leggeri ma venne respinto da Otello Abbruciati una prima volta, da Gino Giacomelli una seconda.

Infine da Giuseppe Palermo nel suo ultimo tentativo.

Si ritirava a soli ventinove anni salvo  quel  nostalgico rientro  di cui abbiamo già accennato . Moriva nella sua città all’età di  settantuno anni  il 20 Gernnaio 1981 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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