“Il bullismo è il sintomo di un disagio culturale”

gen 15th, 2008 | By | Category: Vivere lo Sport
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1238CIVITAVECCHIA – Lo scorso mese di dicembre, a cavallo delle feste natalizie, ho letto l’intervento del fiduciario del CONI di Civitavecchia, apparso sulla stampa cittadina, dal titolo: “Diffondiamo la cultura dello sport”; ho preso atto con soddisfazione del contributo del CONI e del mondo sportivo al dibattito cittadino, in corso, sulle problematiche del mondo giovanile e sulla valenza culturale dello sport.

Pertanto, nel condividere integralmente i contenuti dell’articolo suddetto, mi associo al CONI per esprimere, attraverso un comunicato congiunto, alcune considerazioni sul fenomeno del disagio e della devianza giovanile, confortati in questo, anche, dal contributo offerto dal professor Umberto Galimberti nel Suo ultimo libro: “L’ospite inquietante” Il nichilismo e i giovani, regalatoci a Natale da un comune amico e che, in certa misura, conferma l’intuizione del fiduciario del CONI nell’individuare l’origine del disagio giovanile nella sua dimensione culturale, non già in quella psicologica. Dice, infatti, Galimberti nella introduzione al Suo libro: “Va da sé che quando il disagio non è del singolo individuo, ma l’individuo è solo la vittima di una diffusa mancanza di prospettive e di progetti, se non addirittura di sensi e di legami affettivi, come accade nella nostra cultura, è ovvio che risultano inefficaci le cure farmacologiche cui oggi si ricorre fin dalla prima infanzia e quelle psicoterapiche che curano le sofferenze che originano nel singolo individuo”.

E questo perché se l’uomo, come dice Goethe, è un essere volto alla costruzione di senso (Sinnegebung), nel deserto dell’insensatezza che l’atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde il disagio non è più psicologico, ma culturale. E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perché questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un’implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono vittime”.

Non v’è dubbio alcuno che lo sport con i suoi valori può suscitare interesse ed entusiasmo nei giovani, dando senso all’insensatezza dei modelli culturali prevalenti nella nostra cultura massificata; aiutarli a conoscere se stessi e gli avversari; a comprendere le proprie opportunità ed inadeguatezze e a confrontarle con le opportunità e le inadeguatezze altrui; a poter programmare traguardi ed obiettivi in relazione alle proprie capacità e secondo le proprie possibilità; siamo, infatti, convinti che lo sport non rivesta solo una funzione ludica o sia utile solo al fine di raggiungere risultati di tipo agonistico, ma che esso sia fondamentale, proprio per la sua valenza culturale, per la formazione dei giovani, per far acquisire loro anche la consapevolezza di far parte di un gruppo e, quindi, di una società che accetta, nel rispetto di tutti, le differenze e le diversità altrui.

A tal proposito ci piace sottolineare quanto riportato sempre nell’introduzione e nell’ultima di copertina del libro succitato, che, pur senza far riferimento specifico allo sport, indica “la via d’uscita per mettere alla porta l’ospite inquietante”, il nichilismo, appunto, causa principale del disagio giovanile: “Se sapremo insegnare ai giovani l’arte del vivere, che, come dicevano i Greci, consiste nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e vedere fiorire secondo misura”.

In questa chiave lo sport può rappresentare un validissimo strumento educativo per contribuire alla formazione culturale dell’individuo e del cittadino. Pertanto, ci appelliamo alle famiglie, agli insegnanti, a tutte le istituzioni pubbliche e private, a tutte le agenzie formative, affinché sostengano con forza le potenzialità dello sport nella formazione dei giovani e del loro cammino verso il senso della totalità del proprio essere; incentivino e promuovano con convinzione le attività sportivo-motorie, per i valori supremi che esse trasmettono.

Nel condividere e sostenere, in ogni sede, le iniziative già proposte dal CONI, ci sentiamo, fin d’ora, congiuntamente impegnati ad istituire un tavolo permanente che analizzi il problema a trecentosessanta gradi, coinvolgendo tutte le agenzie educativo-formative operanti sul territorio, e chiunque possa dare un valido e fattivo contributo.
Alessio Romagnuolo – Assessore allo Sport

Pierluigi Risi – Fiduciario Coni

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