CALCIO. Antonio Matrone: troppi interessi in un calcio sempre meno dilettantistico

dic 13th, 2012 | By | Category: Sport News
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389Civonline 12.12.2012
Troppi interessi in un calcio sempre meno dilettantistico
FATTORE A.

La rubrica a cura di Antonio Matrone

di ANTONIO MATRONE
Mese di dicembre, tempo di preparativi e di regali, di feste e cenoni ma anche di “mercato di riparazione” per le squadre che militano nei campionati dilettantistici.

Facendo una rassegna stampa di tutti i “media” specializzati si comprende come sia iniziato il lungo e turbinoso valzer che, spesso, porta persino allo sconvolgimento del rapporto di forze all’interno di un campionato.

Al consueto bailamme quest’anno, però, si è aggiunta una nuova variante: le smobilitazioni.

Sono diverse le squadre, tra Promozione, Eccellenza e Serie D, citando il “caso Formia” non presentatosi alla partita con il Terracina per vicissitudini societarie, costrette a rivedere al ribasso i propri organici per problemi finanziari.

Discutere di soldi altrui è difficile e bisogna avere rispetto di queste problematiche, il momento storico europeo non è semplice e ciò si riverbera, di conseguenza, anche su queste situazioni.

Taluni economisti di spicco ritengono che si tratti di fasi di mercato nel quale, come in una “selezione naturale”, solo i più forti resistono consentendo, in questo modo, al settore di uscirne più forte di prima.

Il Cav. Auriemma, ben conosciuto dai civitavecchiesi e le cui “boutade” sono arcinote a tutti, in un dibattito televisivo ha sostenuto che “il calcio si fa con i soldi in banca e non con le promesse degli sponsor”.

Se fossimo astrusi al contesto ci dovremmo chiedere perché si parla tanto di soldi in un settore, per definizione, dilettantistico?

Perché così tanti problemi economici in un ambito che dovrebbe esaltare il gesto sportivo ed agonistico nella sua espressione più pura?

Ritengo che il centro del problema sia proprio questo: si è perso lo spirito dilettantistico che alimentava ed alimenta, sempre meno, molti Dirigenti del calcio nostrano e, nella vana e deleteria voglia di scimmiottare quelli in alto, si sia trasformato questo bacino di entusiasmo in un ritrovo di “pseudo professionisti”.

Le considerazioni sono, per ovvi motivi, di carattere generale e la problematica non investe tutto e tutti ma bisogna riconoscere che il termine “rimborso spese o benzina” sta diventando, sempre più, obsoleto ed andrebbe sostituito con il sostantivo “ingaggio”.

L’argomento non è nuovissimo, i “Presidentissimi” con la voglia di spendere soldi sono sempre esistiti ma oggi questo calcio sta diventando, sempre più, un mezzo per accreditarsi politicamente, per intrecciare od impiantare affari in una certa zona ed allora assistiamo a “cordate” e “gruppi” che, ciclicamente, si spostano in diverse zone in base alle proprie esigenze. Arrivano in una piazza in difficoltà, ingaggiano, spesso con rimborsi fuori mercato, giocatori a loro vicino, fanno salire la squadra di categoria o, almeno, la rendono più competitiva e poi, magari all’improvviso, si stufano del giocattolo o terminano il proprio ciclo imprenditoriale e se ne vanno lasciando dietro di loro un cumulo di macerie fumanti.

E noi a Civitavecchia ne sappiamo molto! Tutto ciò sta generando squadre che improvvisamente assurgono alle vette più importanti ed altrettanto velocemente spariscono nelle categorie più basse o, in certi casi, vengono cancellate dalla geografia calcistica.

E’ diventata sempre più una lotta, impari, tra chi cerca di costruire una squadra, anche attraverso la valorizzazione dei giovani, e chi fa “scendere”, a suon di “rimborsi”, calciatori dai professionisti.

Ed allora si innesca il vortice impetuoso ed irrefrenabile dell’emulazione. Lui ha preso X? Ed allora io ingaggio Y in una corsa agli “armamenti” smodata che nulla ha da spartire con il calcio dilettantistico.

Poi inizia il campionato e le prime sconfitte, qualche “top player” non accetta la panchina o litiga con l’allenatore “stimolato” dal possibile ingaggio da titolare in un’altra squadra ed ecco che ha dicembre ricomincia il balletto di quelli che cambiano due squadre all’anno.

Provate a fare il giochino di leggere la formazione titolare di settembre e quella di giugno di molte squadre laziali ed il mio discorso apparirà molto più chiaro.

In questi periodi si inizia a leggere sui media termini quali “fuga”, “smobilitazione”, “ridimensionamento” “ringiovanimento” (non per vocazione ma per risparmio) perché le esose promesse di rimborso sono diventate insostenibili magari a causa di uno sponsor che non ha tenuto fede all’impegno preso.

Non pretendo di vedere ancora le “bandiere” ma come tifare per squadre che nascono, muoiono e rinascono come l’Araba fenice?

Tutto ciò ha portato e, sempre più, porterà ad un progressivo allontanamento degli sportivi e degli stessi atleti da quella che deve essere la “stella cometa”: lo spirito e la passione sportiva.

Qualcuno dice che quando il sistema imploderà, gioco forza, si tornerà alle origini ma, personalmente, gradirei che tutte le componenti di questo mondo fossero in grado di capire ed agire di conseguenza per evitare la deriva presa da questo calcio, sempre meno, dilettantistico.



(12 Dic 2012 – Ore 18:54)

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